Letture Consigliate

ANDREA CONTI – MARIO ARTURO IANNACCONE:

La spada e la roccia

San Galgano, la storia e la leggenda

Sugarco edizioni, Milano 2007, pagg. 240.

È l’ultimo testo uscito sul santo cavaliere eremita chiusdinese, a dimostrazione del fatto che San Galgano non sia un personaggio dimenticato. L’opera è divisa in due parti, la prima, scritta da Andrea Conti – il maggior esperto della storia di San Galgano – interviene direttamente nel dibattito storiografico; partendo dall’esame dei documenti originali e dalla letteratura scientifica prodotta negli ultimi decenni, Conti compone una biografia completa, oltre che appassionante come un romanzo, della vita del santo, discutendo i punti soggetti ad interpretazione, e proponendo nuove ipotesi; la seconda parte, di Mario Arturo Iannaccone – studioso di storia della cultura e dell’immaginario – si occupa di un aspetto specifico eppure non secondario dell’identità di san Galgano, la spada nella roccia, stabilendo un raffronto fra l’iconografia galganiana e quella arturiana: l’immagine della spada nella roccia viene esaminata come oggetto immaginario, simbolico, nelle sue metamorfosi di tempo in tempo, dal Medioevo sino al fumetto contemporaneo; il risultato di questo excursus è sorprendente: i caratteri delle due spade, quella di Artù, quella di Galgano, sostiene Iannaccone, non sono simili come potrebbe apparire, e la realtà della spada nella roccia, in un caso e nell’altro, sfuma nell’incerto.

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EUGENIO SUSI: L’eremita cortese

San Galgano fra mito e storia nell’agiografia toscana del XII secolo

Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 1993, pagg. XXVI, 223.

Fra i libri che si sono occupati di San Galgano, il testo di Eugenio Susi è senz’altro uno dei migliori. Già nella scelta del titolo, L’eremita cortese, l’Autore suggerisce di ricomprendere Galgano nel contesto della società feudale in generale e del mondo cavalleresco in particolare, dei suoi simboli, dei topoi che ad esso appartennero: Galgano, secondo il Susi, è colui che compie la sintesi fra il mondo del cavaliere e quello dell’eremita, due realtà diverse eppure simili per la concezione eroica della vita, in cui non ci può essere spazio per ciò che è mediocre e tutto deve tendere alla più alta perfezione; l’eremita è in un certo senso il depositario dell’ideale cavalleresco «di fronte ai mali che minano l’ordine feudale e gettano discredito sulla cavalleria, Galgano, come l’eroe dei romanzi arturiani, sarà quindi il più credibile interprete dell’autentica etica dei milites» e la sua canonizzazione, avvenuta alla presenza dell’imperatore Federico I Barbarossa, «garante dell’ordine dell’ordine feudale in cui la cavalleria è pienamente inserita», si configurerebbe allora come rispondente alla tutela degli ideali del mondo cortese in opposizione ai nuovi valori della incipiente società borghese. In appendice il testo integrale della “Vita Sancti Galgani de Senis” della Biblioteca Giovardiana di Veroli.

ROSANNA ROSSI: Vita di San Galgano e origini di Montesiepi

Cantagalli, Siena 2001, pagg. 166.

Concepito come tesi di laurea all’Università di Roma nel 1970, questo testo è caratterizzato dalla pubblicazione di tutte le fonti manoscritte (La “Vita Sancti Galgani de Senis”, della Biblioteca Giovardiana di Veroli, la “Vita beati Galgani” della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, la “Legenda Sancti Galgani confexoris”, ancora della Laurenziana, e la “Legenda di Santo Galgano confessore” della Biblioteca Apostolica Vaticana) e dall’analisi di esse e dal loro confronto con le ricostruzioni biografiche elaborate a partire dalla seconda metà del XVI secolo.

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ANDREA CONTI: La confraternita di San Galgano di Chiusdino

Cantagalli, Siena 2004, pagg. 56.

Curiosa e coinvolgente ricostruzione sia del culto tributato dai chiusdinesi al glorioso concittadino e celeste patrono, ricostruito “fra il sommesso fruscio delle pergamene degli archivi ecclesiastici e statali”, sia di questa aggregazione che conta più di ottocento anni di vita e che “ha resistito alle soppressioni che di questo tipo di aggregazioni fece il granduca Pietro Leopoldo …, ha superato l’aggressione dell’anticlericalismo marxista e la corrosione della devozione popolare di questi ultimi cinquant’anni ed è giunta al 2000, continuando a costituire un solido punto di riferimento nella vita sociale e culturale e non solo religiosa di Chiusdino” (Corriere di Siena).

 

ANNA BENVENUTI (a cura di): La spada nella roccia

San Galgano e l’epopea eremitica di Montesiepi

Mandragora, Firenze 2004, pagg. 171.

Il testo contiene gli atti dell’omonimo convegno promosso da “Memoria Ecclesiae – centro di studi e documentazione sulla storia religiosa della Toscana”, e tenuto nei locali dell’ex abbazia nel settembre del 2001. All’interno interventi di Eugenio Susi (“La memoria contesa: il dossier agiografico di San Galgano”), di Italo Moretti (“La rotonda di San Galgano sul Monte Siepi”), di Isabella Gagliardi (“Il culto di San Galgano a Siena tra Medioevo ed Età Moderna”), di Fabio Gabbrielli (“Il cantiere della chiesa gotica: maestranze e tecniche costruttive”), di Riccardo Francovich ed Alessandra Nardini (“Vicende insediative del territorio di Chiusdino fra Tardo Antico e Basso Medioevo”) e di Andrea Conti (“La confraternita di San Galgano di Chiusdino”). Le relazioni sono precedute dalle presentazioni di Monsignor Antonio Buoncristiani, arcivescovo di Siena, di Bruno Santi, soprintendente per il patrimonio storico, artistico e demoetnoatropologico per le province di Siena e Grosseto, e di Valentino Baldacci, direttore di “Memoria Ecclesiae”, e da un intervento di Anna Benvenuti (“Medioevo open source”), curatrice del convegno e del testo, e seguite da un contributo di Franco Cardini (“In luogo di conclusione. Riflessioni storico-antropologiche sul passaggio del ponte pericoloso”).

Si tratta di un importante contribuito per demolire tutta la lettura fantasiosa dei temi galganiani, in chiave sensazionalistica ed esoterica, continuamente ed ossessivamente riproposta da circa trent’anni attraverso un delirio di suggestioni pseudoscientifiche ed emozionali: gli atti del convegno non hanno ravvisato alcun segreto né nella storia del cavaliere eremita chiusdinese, né nelle memorie a lui relative, e conseguentemente non hanno svelato alcunché

ELISABETTA CIONI: Il Reliquiario di San Galgano

Contributo alla storia dell’oreficeria e dell’iconografia
Studio per Edizioni Scelte,
Firenze 2005, pagg. 378.
 
 
 
 
 

Bibliografia essenziale

Oltre ai testi sopra descritti, meritano di essere segnalati anche:
  • Canestrelli A., L’abbazia di San Galgano, F.lli Alinari, Firenze 1896.
  • Cardini F., San Galgano e la spada nella roccia, Cantagalli, Siena1999.
  • Marini M., Chiusdino. Il suo territorio e l’abbazia di San Galgano, NIE, Siena1995.
  • MARTYROLOGIUM ROMANUM ad novam Kalendarii rationem et Ecclesiasticae historiae veritatis restitutum Gregorii XIII Pont. Max. iussu editum, ex typographia Dominici Basae, Roma 1584;
  • MARTYROLOGIUM ROMANUM ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Joannis Pauli II promulgatum, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004.
  • Rainini I., L’abbazia di San Galgano. Studi di architettura monastica cistercense del territorio senese, Sinai Edizioni, Milano 2001.
  • Schneider F., Der Einseidler Galgan von Chiusdino un die Anfänge von San Galgano, in Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven und Bibliotheken, XVII (1914-1924).
  • Viti G., L’abbazia cistercense di San Galgano, Certosa Cultura, Firenze 2002.
  • Volpini R., San Galgano, in Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Roma 1965.
  • Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Chigiano G. I. 31. (Tizio S., Historiae Senenses), cc. 300v-305r. Schneider F., Der Einseiedler Galgan von Chiusdino und die Anfänge von San Galgano, in Quellen und Forschungen aus Italianischen Archiven und Biblioteken, XVII (1914-1924), pagg. 61-77.
  • Paciocco R., Canonizzazioni e culto dei Santi nella Christianitas (1198-1302), Edizioni Porziuncola, Assisi 2006.
  • Bartalini R., Spazio scolpito. La novità del rilievo pittorico di Giovanni d’Agostino, in Prospettiva, 45, 1986.
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