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Ricordo di Mons. Mazzinghi (CdSG 2/09)

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In ricordo di Monsignor Dante Mazzinghi

Proposto di Chiusdino nel cinquantesimo anniversario della morte

mazzinghiI fedeli che domenica 17 maggio scorso hanno partecipato alla Santa Messa parrocchiale nel santuario della Madonna delle Grazie di Chiusdino, hanno saputo dal Proposto don Vito Nicola Albergo, che in questo anno 2009 si compiranno esattamente cinquanta anni dalla morte del Rev.mo Monsignor Dante Mazzinghi, che è stato Parroco Proposto della chiesa di San Michele Arcangelo in Chiusdino per trentotto anni, e cioè dal 1921 al 1959, appunto.

 

Ci sembra doveroso ricordare sulle pagine del nostro notiziario questa bella figura di sacerdote, che tanto si è prodigato per la nostra terra.

 

Monsignor Dante Mazzinghi nacque a Pomarance, in provincia di Pisa, ed in diocesi di Volterra, il 24 agosto 1885, da Alberto Mazzinghi e da Isola (o Isolina) Garfagnini.

 

Dopo aver compiuto gli studi nel seminario di Volterra, ricevette l’ordinazione sacerdotale il 14 agosto 1910 per

 

l’imposizione delle mani di Sua Ecc. Rev.ma Mons. Emanuele Mignone, Vescovo diocesano.

 

Il giovane don Dante svolse i suoi primi incarichi dapprima come Cappellano (aiuto al Parroco) nella Pievania di Casale Marittimo (dal 1910 al ’14) e poi come Pievano della chiesa di San Donato a Serrazzano (dal 1914 al ’21).

 

Il 21 luglio 1921, il nuovo Vescovo, Sua Ecc. Mons. Raffaello Carlo Rossi, lo inviò a Chiusdino come “Economo spirituale”, una sorta di reggente della Parrocchia Prepositura, ed infine il 7 gennaio 1922 lo nominò Parroco Proposto e Vicario foraneo, in sostituzione di Mons. Giuseppe Bertucci che, per motivi di salute, aveva dovuto lasciare l’incarico e trasferirsi presso certi suoi nipoti a Grosseto, anche se, è giusto ricordarlo, fra questi due degni sacerdoti si colloca in realtà un breve intermezzo di appena un anno, in cui la parrocchia fu guidata da don Antonio Quagli.

 

Don Dante era accompagnato dalla zia paterna, Maria Gilda Mazzinghi, ricordata da tutti come donna di singolare pietà, che morì a Chiusdino. Qualche anno dopo si trasferirono in paese anche il padre, vedovo, con la seconda moglie, Vittoria Colerici, ricordata ancora come la sora Vittoria.

 

Al momento della sua nomina come Proposto di Chiusdino don Dante aveva solo trentasei anni.

 

Quando, ventiquattro anni dopo, nel 1945, egli ricevette il Vescovo di Volterra Sua Ecc. Mons. Antonio Bagnoli (si ricorderà che Chiusdino ha fatto parte dell’antichissima diocesi volterrana fino al 1953) che si portava nel

 

paese in visita pastorale, l’ormai anziano sacerdote così presentò la sua cura all’illustre presule “La parrocchia

 

di Chiusdino risente purtroppo gli effetti di un’antica e continua propaganda sovversiva. La terra è un po’ arida, il lavoro è duro. Il popolo accorre in gran numero alle funzioni, però nella massa manca l’anima cristiana.

 

Resta la devozione alla Madonna, cui i Chiusdinesi si sentono molto legati per l’Oratorio della Madonna delle Grazie”.

 

Ma questa “terra arida” don Dante l’aveva tanto amata, alla coltivazione di essa, senza mai volgersi indietro, aveva dedicato tanti anni della sua vita, ed ancora ne avrebbe dedicati, e noi crediamo che anche il suo lavoro sia stato “duro”, ma tuttavia gli permise di cogliere dei frutti insperati, come vedremo.

 

Il nome di Monsignor Mazzinghi è legato soprattutto all’istituzione della scuola materna: conscio che l’educazione dei fanciulli e dei giovani alla vita cristiana, fosse un dovere improcrastinabile, e che l’impronta di una vita di pietà e di carità dovesse essere impressa quanto più precocemente possibile, don Dante volle instituire nella sua parrocchia un asilo infantile.

 

Come sede fu scelta un locale a fianco della prepositura, una cappella già da tempo sconsacrata e trasformata in frantoio; il Conte Cesare Spalletti-Trivelli, di Frosini, e la Signora Virginia Masserizzi Forzinetti, di Varese, sostennero gran parte delle spese di adattamento dell’ambiente, ma i chiusdinesi tutti vollero dare il loro contributo, e chi non poté farlo con il danaro, lo fece offrendo il contributo della mano d’opera: molti chiusdinesi si ricordano ancora che lo stesso don Dante lavorò come muratore alla costruzione del nuovo edificio. Così, appena dieci anni dopo il suo arrivo a Chiusdino don Dante poté inaugurare l’asilo “San Raffaele”; per la gestione di esso egli volle la congregazione delle “Piccole Missionarie del Sacro Cuore”, un istituto di suore da poco fondato ad Antignano, presso Livorno: grazie a don Dante generazioni di

 

chiusdinesi trovarono fra le mura di quella pia istituzione le solide basi di una vita autenticamente cristiana o almeno di una vita onesta e laboriosa.

 

Non si sono dimenticati i chiusdinesi, della partecipazione paterna del loro Signor Proposto, alle loro afflizioni, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale: don Dante fu fra i coraggiosi sacerdoti – in realtà la stragrande

 

maggioranza del clero – che a partire dal luglio del 1940 e per tutta la durata del conflitto, celebrò settimanalmente la Santa Messa per la pace, secondo l’invito rivolto loro dal Servo di Dio il grande Papa Pio XII, e tutto ciò nonostante che le autorità fasciste avessero tentato di impedire l’adempimento dell’invito

 

del Sommo Pontefice “per non rallentare il mordente del popolo”; le funzioni, i chiusdinesi più anziani lo ricordano, avevano luogo nel santuario della Madonna delle Grazie.

 

Fu ancora alla Madonna delle Grazie che egli celebrò l’8 settembre del ’43, all’annunzio dell’armistizio, ed ancora nel luglio del ’44, con un triduo straordinario, dopo che il paese era stato teatro di guerra, ma che nessuno dei chiusdinesi aveva corso seri pericoli, ed infine nel maggio del ’45, per ringraziare Iddio del

 

dono della riconquistata pace.

 

Gli anni dell’immediato dopoguerra videro in Chiusdino una recrudescenza dell’ateismo marxista, destinato a tenere per molto tempo tanti chiusdinesi lontani dalla Chiesa. Se da una parte i chiusdinesi che militavamo nei partiti di ispirazione marxista, come avevano interpretato in passato la stipula dei Patti Lateranensi fra la Chiesa e lo Stato italiano come un tacito avallo del regime mussoliniano (dimenticando però la condanna del Fascismo espressa da Pio XI coll’enciclica “Non abbiamo bisogno”, nel 1931), ora le rimproveravano l’appoggio al partito della Democrazia Cristiana, dall’altra i cattolici, temevano – e il loro timore sappiamo quanto fosse legittimo – che anche in Italia potesse avvenire una vittoria del comunismo con la conseguente perdita della libertà, come

 

era avvenuto nei paesi dell’est d’Europa.

 

All’indomani della vittoria del partito della Democrazia Cristiana del 18 aprile 1948, don Dante celebrò un solenne triduo con Messe di ringraziamento.

 

Ma soprattutto, di fronte dell’aggressione alla Fede del materialismo anticristiano di matrice comunista, don Dante istituiva in paese l’Unione Donne di Azione Cattolica, affidandone la presidenza prima a Maria Bartorelli

 

Cortesi e poi ad Enrichetta Conti Melani, ed il comitato comunale del Centro Italiano Femminile, il CIF, chiamando ancora la Conti Melani a presiederlo. Entrambi queste associazioni svolgeranno per impulso del pastore un’encomiabile attività di formazione delle coscienze, e, soprattutto per quanto riguarda il CIF, di beneficenza, con l’istituzione dei soggiorni estivi per i bambini.

 

Nel 1953 fu ancora il Proposto Mazzinghi (Con l’arciprete di Monticiano, Monsignor Carlo Rossi e mercé l’alta intercessione di Sua Em. Rev.ma il Cardinale Valerio Valeri) ad ottenere il passaggio della Parrocchia Propositura di Chiusdino dalla diocesi di Volterra all’Archidiocesi di Volterra: certamente si recideva con ciò un legame più che millenario, era stato infatti il clero di Volterra a portare il cristianesimo nelle nostre contrade, ma si facilitavano i rapporti fra queste terre, in parte isolate a causa di una rete viaria obsoleta, con Siena, verso la quale frequenti erano i mezzi di comunicazione.

 

Nel frattempo seri problemi di salute, lo costrinsero a chiedere dei coadiutori; ricordiamoli: don Lamberto Locci, don Luigi Zicchina ed infine don Pietro Turillazzi, che ne fu poi il successore.

 

 

 

Con la nomina a Proposto di Chiusdino, don Dante, conformemente ai “Capitolati” stipulati fra la confraternita e la Prepositura di Chiusdino del 1699, “ipso facto” diventava Correttore dell’Inclita ed Insigne Compagnia di

 

San Galgano.

 

In questo ruolo più volte egli si fece promotore della richiesta di restituzione della Sacra Testa di San Galgano al paese natale: la preziosa reliquia, fatta trasferire dall’abbazia a Siena nel corso del XV secolo, si trovava infatti depositata nel Museo dell’Opera del Duomo.

 

La Compagnia aveva chiesto la reliquia già nel 1910, ricevendo una risposta negativa. Nel 1937 di nuovo, per l’impulso di don Dante, la richiesta fu nuovamente inoltrata al Vescovo di Volterra Mons. Dante Maria Munerati, ed all’Arcivescovo di Siena, Mons. Mario Toccabelli.

 

Avendo ricevuta una nuova risposta negativa da parte del presule senese, don Dante tentò un intervento della Segreteria di Stato di Sua Santità. Il Cardinale Segretario di Stato, Sua Em. Eugenio Pacelli (il futuro Papa Pio

 

XII), cui era stata chiesta l’alta intercessione, rispose che la questione non poteva essere da lui risolta senza che in qualche modo si verificasse un’indebita ingerenza della Santa Sede nel governo dell’Archidiocesi di Siena.

 

Tuttavia nel 1948, compiendosi l’ottocentesimo anniversario della nascita di San Galgano, almeno secondo la tradizione (in realtà non sappiamo quando il nostro Santo sia nato esattamente), don Dante riusciva ad ottenere il soggiorno almeno temporaneo della reliquia a Chiusdino.

 

Il registro dei verbali delle adunanze della Compagnia di San Galgano, riporta una breve memoria dell’evento: la trascriviamo integralmente, pur con le sue approssimazioni ortografiche e grammaticali, in modo che il lettore ne colga l’entusiasmo del ricordo immediato: “Era il giugno del 1948 e si compiva il centenario della nascita del nostro protettore S. Galgano. Ad iniziativa del Sig. Proposto don Dante Mazzinghi, fu deciso di festeggiare con

 

solennità questa ricorrenza. Il Sig. Proposto fece premura perché fosse portata qua la Sacra Testa del santo che si conservava nel Museo di Siena [il ricordato Museo dell’Opera del Duomo].

 

Infatti la sera del 18 giugno giunse in mezzo a noi tra i festeggiamenti del popolo ricevuta dal Vescovo di Volterra monsignor Antonio Bagnoli.

 

Il 19 stesse esposta nella Chiesa Parrocchiale fino a tutto il 20 giorno di domenica che fu il più solenne. Durante i festeggiamenti furono presenti, il Vescovo di Volterra. Che tenne alcune prediche, il Padre Talocchi dell’Osservanza di Siena parlò pure per alcune sere.

 

Dall’Osservanza venne pure la Domenica la Scola [sic !] Cantorum per rendere più solenne la messa, le funzioni e la processione che fu fatta su la sera; a un certo punto dalla finestra di casa Betti parlò Monsignor Faustino Baldini Vescovo di Massa Marittima. In questo giorno parlò alla Messa l’Arcivescovo di Siena Monsignor

 

Toccabelli Mario. La musica del paese rallegrò la festa. Fu corso anche un palio di cavalli, e fu chiusa la festa con fuochi artificiali.

 

La mattina del 21 la sacra Testa fu trasportata alla parrocchia di S. Galgano dove fu ricevuta non meno solennemente che a Chiusdino. Nel tempio di S. Galgano fu celebrato il pontificale da Monsignor Baldini Vescovo di Massa Marittima, e su la sera di questo giorno passando nuovamente di qui [cioè da Chiusdino] fece ritorno a Siena lasciando in tutti i paesani un caro ricordo e desiderio di riaverla fra noi”.

 

Don Dante Mazzinghi non realizzò il desiderio del popolo di Chiusdino: come sappiamo la reliquia della Testa del Santo tornò nel paese natale nell’aprile del 1977.

 

 

 

Monsignor Dante Mazzinghi chiuse gli occhi sulla scena terrena il 19 dicembre 1959; il suo corpo, in attesa della risurrezione, riposa nel cimitero comunale di Chiusdino.

 

Non fu un abile predicatore, don Dante e su di lui anzi, si ricorda un aneddoto gustoso: proprio nel 1948, celebrandosi il grande centenario di San Galgano, giunto nella cappella di Montesiepi, ed intimato il silenzio, egli

 

iniziò con voce stentorea: “Davanti a questo masso di Galgano Santo ...” ed il popolo che da questo incipit attendeva chissà quale omelia, senti così proseguire: “Diciamo un Pater, Ave e Gloria” ...

 

Non fu un abile predicatore anche perché afflitto da una lieve balbuzie, che si accentuava nei momenti di particolare tensione, ma predicò coll’esempio della sua vita, nell’impegno per edificare sulla terra il regno sociale di Gesù Cristo, attraverso opere concrete, come l’asilo infantile, destinate all’educazione delle nuove generazioni, o associazioni per la formazione di una retta coscienza cristiana degli adulti, insomma per portare le anime a Gesù.

 

Nostro Signore Gesù Cristo ci invita a riconoscere gli alberi dai frutti.

 

E di frutti Monsignor Dante Mazzinghi ne raccolse: negli anni del suo impegno pastorale a Chiusdino, infatti, egli ebbe la soddisfazione di indirizzare verso il seminario alcuni giovani, e di condurne tre a ricevere il sacerdozio; ricordiamoli:

 

don Ildo Conti, ordinato nel 1932, che fu per tanti anni Prevosto di Laiatico, in provincia di Pisa, ed infine Canonico della cattedrale di Volterra; don Cesare Belli, ordinato nel 1943, Pievano di Mazzolla e Roncolla, presso Volterra; ed infine don Gino Costantini, ordinato nel 1946, Pievano dapprima ad Anqua e poi Parroco a La California, presso Bibbona, in provincia di Livorno, sulla costa tirrenica. E credo doveroso soffermarci un po‘ su quest’ultima figura di sacerdote, perché sembra quasi che vi sia stato un passaggio di staffetta ideale fra don Dante Mazzinghi a questo suo figlio spirituale: come don Dante aveva edificato, fra tante difficoltà il suo asilo infantile, così don Gino, costruì per il suo popolo la chiesa parrocchiale, dedicandola alla Madonna di Fatima: non possiamo non credere che l’esempio del primo non abbia ispirato e fortificato la volontà dell’altro.

 

Infine, non possiamo dimenticare anche una vocazione religiosa, quella di Delia Cortesi, Suor Marcella nella congregazione delle Piccole Missionarie del Sacro Cuore: ella vive ancora, novantacinquenne, nella casa madre della congregazione ad Antignano, vicino a Livorno.

Lotharius

 

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