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Curiose memorie sul Beato Giacomo di San Galgano nelle “Vitae Fratrum” del domenicano Geraldo di Franchet (CdSG 2/11)

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24Non mancò fra i monaci dell’eremo di Montesiepi e della grande abbazia di San Galgano, chi, sull’esempio del santo cavaliere-eremita, percorse i sentieri della santità. Il Menologium Benedictinum l’ampio repertorio, cioè, dei santi e dei beati dell’ordine benedettino, redatto dal Padre Gabriele Bucelin e pubblicato a Feldkirch nel 1655, ci presenta la figura del Beato Giacomo monaco dell’abbazia di San Galgano, con queste parole: “In Tuscia Beati Iacobi Monachi Monasterii Sancti Galgani, crebris miraculis et celestibus revelationibus insignis”, ovvero, “In Toscana (sottinteso: si ricorda, si festeggia) il Beato Giacomo monaco del monastero di San Galgano, famoso per i numerosi miracoli e le celesti rivelazioni” e quindi narrandone brevissimamente la vita. Sappiamo quindi che il Beato Giacomo, dove aver vissuto una santa vita, morì nel 1222 – quindi si può presumere che appartenesse ancora alla generazione di pii monaci che vivevano nell’eremo di Montesiepi, i lavori della grande abbazia essendo iniziati soltanto nel 1218 – e che i monaci del luogo ne celebravano la memoria il 30 di maggio; questo Beato Giacomo di San Galgano non va confuso con il Beato Giacomo da Montieri, anche lui membro della congregazione cistercense di San Galgano ma vissuto posteriormente.

 

Del Beato Giacomo di San Galgano sono tramandate alcune curiose memorie nelle Vitae Fratrum (in italiano Le Vite dei Frati), redatta da fra Geraldo di Franchet, un frate domenicano francese, appartenente alla prima generazione dell’ordine religioso in cui trascorso tutta la sua lunga vita, nato a Châlus nel 1195 e morto a Limoges il 4 ottobre 1271, e che contengono una raccolta di quattrocentoventuno episodi edificanti e meravigliosi sui primi cinquant’anni di vita dell’ordine domenicano.

 

Nel 1255, infatti, il Capitolo Generale dell’ordine domenicano, presieduto dal secondo successore di San Domenico stesso, il Beato Umberto di Romans, aveva ordinato che “qualunque frate fosse a conoscenza o [avesse] sentito raccontare da persone degne di fede, di qualche miracolo o visione o fatto edificante meritevole di essere tramandato, accaduto agli inizi dell’ordine o in relazione con esso”, ne avrebbe dovuto informare il Maestro Generale affinché egli potesse aver cura che tali cose venissero affidate allo scritto e non andassero perdute. In sostanza sembra che il desiderio del Beato Umberto fosse quello di accrescere, nell’ordine ormai adulto, l’amore al focolare domestico, per così dire, aevitando di perderne, col passare del tempo, il profumo e la vitalità.

 

Sul tavolo del Beato Umberto, in breve, giunse un immenso numero di racconti, che nel 1258 egli consegnò a Geraldo di Franchet, appunto, all’epoca Priore della provincia domenicana della Provenza, nel sud della Francia, affinché vagliasse il materiale, lo ordinasse e lo esponesse in un latino passibile. Geraldo concluse il suo lavoro già nel 1260 anche se fra il 1265 e il ’70, quindi fino a poco prima della sua morte, arricchì ulteriormente l’opera con ulteriori contributi.

 

In quelle pagine, redatte in latino e recentemente pubblicate in lingua italiana (Storie e Leggende medievali – Le ‘Vitae Fratrum’ di Geraldo di Franchet, Edizioni Studio Domenicano) ricorre varie volte il nome del Beato Giacomo di San Galgano, precisamente negli episodi 42, 60, 61 e 62.

 

Nell’episodio 40, Geraldo narra come due frati domenicani, giunti nel monastero di San Galgano, vi avessero conosciuto un monaco cistercense, il Beato Giacomo, appunto, “uomo di grande semplicità, che per la fama della sua santità veniva spesso convocato dalla curia romana”, cui “il Signore […] aveva richiesto molte cose e spesso era apparso”. I due frati domenicani chiesero a Giacomo di pregare per loro e per tutto il nuovo ordine che era stato fondato da poco. Quella stessa notte, mentre Giacomo si trovava in preghiera, gli apparve il Signore, che gli disse:

 

“Dom Giacomo, prendi questi orazioni e con queste prega per i frati predicatori”.

 

Quindi gli dettò le seguenti preghiere:

 

Colletta: “Illumina, o Signore, col dono dello Spirito Santo il cuore dei tuoi servi e dà loro un parlare infocato e a coloro che predicano la tua parola dono un accrescimento nella virtù”

 

Orazione sopra le offerte: “Concedi, o Signore, ai tuoi servi una parola piena di grazia e, santificando i doni che ti offriamo, visita i loro cuori dando loro la salvezza”.

 

Orazione dopo la comunione: “Conserva, o Signore, i tuoi servi che si sono ora nutriti del corpo e del sangue del tuo unigenito, e concedi abbondanza di grazie a quanti annunciano la tua parola”.

 

Queste orazioni furono presentate al Sommo Pontefice che le approvò e ne permise l’introduzione nel messale ad uso dell’ordine domenicano, esattamente nella liturgia della Messa che si fosse celebrata, all’interno dell’ordine, nella vigilia della festa dell’Epifania.

 

Alla figura del Beato Giacomo di San Galgano, sono legati altri tre episodi.

 

L’episodio 60, ricorda come Giacomo, trovandosi in viaggio, si fosse fermato a pranzo nel convento dei domenicani di Pisa: non avendo quasi toccato il cibo, il priore dei domenicani gli si avvicinò:

 

“Dom Giacomo – gli disse – perché non avete mangiato quasi nulla, mentre il desinare di oggi era molto buono?”.

 

E l’altro: “Credimi, fratello, non ho mai pranzato così bene in vita mia”.

 

“Ma come? Io ho visto, invece che avete mangiato pochissimo”.

 

“Io non ho mai mangiato così bene, perché non ho mai avuto una cameriera come la vostra. Senza possibilità di errore io oggi ho visto, infatti, la Madonna che serviva i frati a tavola, portando a ciascuno la sua porzione. Sicché, da una tale visione, sono rimasto talmente saziato, che per il gaudio spirituale provato non ho mangiato che poco o nulla”.

 

Nell’episodio 61 è descritta un’altra visione del Beato Giacomo, avvenuta in un’altra occasione: il pio monaco cistercense avrebbe visto la Beata Vergine stessa che teneva un libro davanti ai frati domenicani mentre essi predicavano.

 

L’ultimo episodio, il 62, riguarda invece un non meglio identificato convento della Toscana in cui i frati avevano eletto il proprio priore. Costui, uomo di grandissima umiltà, non volendo accettare il priore si era allontanato dal convento e si era rifugiato nel monastero di San Galgano, scongiurando Giacomo di pregare il Signore e la Madonna perché gli consentissero di sfuggire questo onere.

 

La notte seguente, Giacomo, ebbe una visione: gli parve di vedere la Madonna stessa in atteggiamento come di chi dovesse mettersi in viaggio verso il luogo dove sorgeva il convento domenicano che aveva eletto priore quel frate.

 

Avendole Giacomo chiesto alla Madonna dove andasse, si era sentito rispondere:

 

“Vado al tal convento, per prendermi cura di quei frati, che sono ancora senza priore”.

 

Quando, al mattino seguente, il Beato Giacomo racconto la visione al frate, questi capì che non avrebbe dovuto ricusare l’onere del priorato, ma accettarlo e confidare nell’aiuto della Madonna.

 

 

Andrea Conti

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